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L'amore contro tutto.

"Carol" è sicuramente uno dei film più discussi dell'anno. La storia di un amore saffico tra due donne, interpretate dalle bellissime Cate Blanchett e Rooney Mara.

New York, 1952. Da una parte c’è Therese (Rooney Mara), giovane donna allo sbocciare della sua giovinezza; vent’anni, la testa piena di sogni ed una macchina fotografica dietro la quale si nasconde per immortalare il mondo come lo vede lei. Lavora in un grande magazzino di Manhattan, ha un fidanzato che vorrebbe portarla in qualche esotico paese d’Europa e chiederla in sposa. Dall’altra Carol (Cate Blanchett) sofisticata e apparentemente algida, madre sull’orlo del divorzio, capitata nel reparto giochi in cui Therese lavora in cerca di un regalo per la sua adorata figlioletta di quattro anni.
Si guardano tantissimo, si scrutano, con sguardi ripresi di continuo, ed è proprio attraverso i loro occhi che percepiamo la malinconia sorda di Carol, una donna matura ma infelice, e l’irrequietezza acerba di Therese, unite da un’inconsapevole e coraggiosa sfacciataggine.Ed il regista Todd Haynes non smette di mostrarci l’inquietudine e il sapore di questa scoperta, attraverso i vetri appannati delle auto e nelle stanze dei motel, in una sorta di movie on the road dove non ci sono scenari da ammirare, ma solo la fuga selvaggia e romantica dell’amore vissuto in tutte le sue sfaccettature.
E non è rilevante che l’oggetto del desiderio sia un’altra donna, ma la lotta che Carol ingaggia con sé stessa, per non perdere tutto pur cercando di restare fedele alla sua natura coraggiosamente anticonformista.
E’ una di quelle storie che ti rimangono appiccicate addosso anche quando le luci in sala si spengono.
Pensavo di trovarmi davanti all’ennesimo film sull’amore saffico, sulla scia di una tendenza cinematografica ormai più o meno
consolidata – da “La vita di Adele” a “Freeheld” – ma “Carol” è molto di più. E stupisce in che modo delicato il regista abbia
saputo regalarci uno guardo femminile impeccabile, che non cerca mai di scandalizzare né tantomeno di raccontare battaglie civili, perché le conquiste di cui parla sono interiori e valgono molto di più dell’ipocrisia bigotta dell’epoca.
Troneggia un’intensa e sensuale Cate Blanchett, irrequieta come le sigarette che fuma, in un film elegante e raffinato che trasuda magia e sentimento. Viscerale.
Silvia Guzzo

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