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Sposarsi va di moda, eccetto che per i gay!

Maggio: aria di matrimoni. Fedez chiede a Chiara Ferragni di sposarlo sul palco dell’Arena di Verona, con una dichiarazione da pelle d’oca: “Non servono anelli che ci tengano assieme ma” dice il cantante. L’Italia intera si commuove, e a tutti viene una gran voglia di matrimonio! Deve avere qualcosa di speciale questo periodo dell’anno giacché giusto un anno fa, proprio a maggio, divennero legge le unioni civili e con esse anche quelle omosessuali.

A quasi un anno dal sì per le unioni civili esce su Repubblica, il 7 maggio, un articolo di Liana Milella (anche se della lella questa deve avere poco), che riporta i numeri delle celebrazioni avvenute dopo la legiferazione della Camera dello scorso anno. La giornalista ci tiene a sottolineare come i matrimoni, dopo un entusiasmante boom iniziale, abbiano avuto un grosso freno, per non dire un vero e proprio blocco ”di produzione” negli ultimi mesi. Si sottolinea infatti come, da gennaio 2017, le celebrazioni siano state solo 369. C’è un sottile velo di critica nelle sue parole che, celandosi dietro la presunta accusa di numeriche “non soddisfacenti” pare chiedersi: ma perché questi hanno tanto rotto le palle se poi si dovevano sposare in così pochi? La mentalità sembra appunto essere questa: avete preteso questo diritto, ora avete il dovere di applicarlo. Dovete sposarvi! Ed è quindi come se, il diritto, racchiudesse in sé il dovere di esercitarlo. Ma non è così, ogni diritto richiama a una libertà: quella di scegliere di esercitarlo oppure no. Il ragionamento non va quindi impostato nel modo scelto dalla giornalista di Repubblica – che implica una sorta di giudizio di valore su pretese avanzate e pratiche attuate – quanto piuttosto ci si deve chiedere perché, soprattutto al sud, si faccia così fatica a dire il fatidico sì. Siamo stati accusati di essere opportunisti, che l’amore non andava confuso con la reversibilità della pensione – Sgarbi – ci hanno tagliato gran parte dei diritti che la Cirinnà voleva concederci e ora siamo inadeguati a livello di numeri: abbiamo prodotto troppi pochi matrimoni, ma perché? Perché alla luce di dimostrazioni di piazza così numerose, il numero di matrimoni, non è stato altrettanto eclatante?Azzardo due ipotesi. La prima è forse legata al fatto che gli omosessuali in “età da matrimonio” fanno ancora parte di una generazione per cui essere omosessuali era uno scandalo; e se proprio non uno scandalo qualcosa da non mettere in mostra e quindi da non ufficializzare certo con un matrimonio. L’altra ipotesi è che, al di là del buonismo dilagante, essere omossessuali è ancora dura, difficile: la diversità fa ancora paura e i “normali” non sono in fondo così accoglienti come vorrebbero sembrare. Il fatto che la Barbarona D’Urso, nelle sue trasmissioni, dichiari di amarci non aiuta quelle ragazze che in Molise si chiudono nella loro cameretta vergognandosi di quello che sono, quelle ragazze che fanno fatica a pronunciare a loro stesse la parola “lesbica”, figuriamoci gridarlo a un paese intero – il Molise, come viene evidenziato da Repubblica, è la regione con meno unioni civili tra le coppie dello stesso sesso, nel corso di quest’anno se ne conta solo una. Ne consegue che forse non basta concedere un diritto affinché esso venga accolto come tale, serve un’educazione al diritto affinché le persone smettano di sentirsi inadeguate, forse bisognerebbe riflettere su cosa non si è fatto affinché, quella che doveva essere la libertà per mezzo di un diritto, non è divenuta tale. O forse, possiamo continuare a sperare che, grazie a Fedez e Chiara, il matrimoniotorni di moda” e che questi muli di omossessuali facciano i numeri che da loro ci si aspetta!

 

Manuela Macelloni

 

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