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Squadra femminile del Vaticano in trasferta, protesta pro-aborto delle avversarie

Storia di una partita mai nata, e diciamo che ci si poteva pensare prima, ma forse nessuno immaginava quello che sarebbe successo. La squadra di calcio delle dipendenti del Vaticano era stata invitata a Vienna per festeggiare con una amichevole i 25 anni della squadra femminile FC Mariahilf e le signore e signorine, da poco raggruppate in un team (trent’anni dopo i maschi) non vedevano l’ora di giocare.

Ma si sono trovate di fronte a una brutta sorpresa: un’azione concertata a favore della libertà di aborto e di protesta contro le posizioni ritenute omofobe della Chiesa di Roma. Apriti cielo, è proprio il caso di dirlo: le vaticane avevano appena pregato prima del match, e durante l’inno della Santa Sede le avversarie si sono alzate le magliette per mostrare disegni e slogan sulla pancia e sulla schiena. Morale: l’arbitro ha fischiato il rompete le righe, le ragazze e signore sono tornate dignitosamente nello spogliatoio, gli organizzatori della protesta si sono detti soddisfatti. I dirigenti del Vaticano, d’accordo con le calciatrici, avevano preferito ritirare la squadra. L’Austria è da tempo lontana da certe posizioni della Santa Sede e chiede più libertà in materia di moralità e scelta delle donne. Questo gesto, in un momento in cui tutto il mondo parla di calcio femminile, dimostra quanto ormai il pallone delle donne stia trovando anche in Europa il modo di sfruttare la sua visibilità, anche in modo estremo. Tanti anni fa non sarebbe mai successo, anche perché la squadra del Vaticano (per lo più dipendenti, guidate dalla giovane attaccante camerunese Eugene Tcheugoue) non esisteva. Ma le calciatrici si stavano preparando da un mese a questo debutto in trasferta e non l’hanno presa bene. E non hanno gradito la plateale protesta anche alcune giocatrici austriache, che della forte politicizzazione del match avrebbero volentieri fatto a meno.

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