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Usa "lesbica" come insulto, processato

Il Tribunale di Parlermo ha deciso di proseguire il processo ad un uomo che ha usato la parola "lesbica" per insultare on line una donna. Primo caso in Italia in cui viene considerato reato utilizzare l'orientamente sessuale di una persona come insulto

Chi ama insultare le persone, dal vivo o sui social network, utilizzando l’orientamento sessuale delle stesse in senso denigratorio d’ora in poi deve stare molto attento perché potrebbe incorrere giustamente in gravi conseguenze.

 

Il Tribunale di Palermo, infatti, ha deciso di proseguire il processo ad un uomo che ha insultato su facebook una donna scrivendole la frase: “…hai voglia di rompermi i maroni, lesbica del caz*o? Vaffanc*lo”.

Non essendoci in Italia una legge contro l’omofobia e non essendo di per sé la parola “lesbica” un’offesa, inizialmente la Procura ha chiesto di archiviare il procedimento.

 

Il Giudice per le Indagini Preliminari Roberto Riggio invece è stato di tutt’altro parere, riconoscendo “il contenuto denigratorio e intrinsecamente offensivo dell’espressione ‘lesbica’ riferita in modo gratuito e inopportuno”.

 

Soddisfatti sia l’avvocato Marco Carnabuci difensore della donna sia la senatrice Monica Cirinnà che vedono in questa decisione un passo in avanti rispetto ai procedimenti passati relativi a casi simili a questo.

 

Non possiamo che essere d’accordo con questo provvedimento che potrebbe gettare forti basi alla lotta  all’omofobia, piu’ o meno velata, in modo che sia ben chiara la contrarietà della legge a qualunque aggressione, fisica o verbale.

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